
sabato 31 marzo 2007
domenica 25 marzo 2007
lunedì 19 marzo 2007
Cronaca
Naike Rivelli, (figlia di Ornella Muti)
"Questa legge mi fa contenta: i figli illegittimi sono spesso messi in un angolo". Naike Rivelli, prima figlia di Ornella Muti, nata da una relazione dell'attrice con un imprenditore spagnolo, di cui non ha mai voluto rivelare il nome, si dice a favore di una legge che equipari i figli illegittimi a quelli nati durante il matrimonio. "Non avere genitori sposati - racconta la 32enne modella e attrice - è stato per me abbastanza traumatico. Mio padre non mi ha mai riconosciuta e ancora oggi il nostro rapporto è limitato a incontri sporadici".
Suo padre ha una famiglia in Spagna. Che legame ha con i suoi fratelli?
Nessuno purtroppo, perché mio padre non ha detto di avere una figlia in Italia: loro ignorano la mia esistenza e io non li conosco. Così come non conosco i miei nonni e i miei zii.
Non deve essere stata una situazione facile per lei.
No e non lo è nemmeno oggi. Quando vado in Spagna mi devo nascondere, devo stare attenta che non mi vedano. Da bambina ho sofferto molto per questo rifiuto e ancora oggi il trauma esiste, non è bello sapere che a tuo padre non gliene frega niente di te.
Suo padre non l'ha riconosciuta?
Infatti. Prima o poi, vista la situazione, mi troverò costretta a chiedere il riconoscimento per vie legali. Sono stata cresciuta esclusivamente da mia madre, mentre mio padre non ha mai voluto partecipare alla mia vita, neanche economicamente. Non è giusto, non lo era quando ero piccola e non lo è adesso. E' per un fatto di verità.
Come sono i suoi rapporti con gli altri figli di sua mamma?
Ovviamente quella è la mia famiglia e non c'è nessun tipo di contrasto fra di noi. Il loro padre è stato un genitore anche per me e gli voglio molto bene. Con mia nonna idem: siamo una famiglia molto legata.
Lei ha un figlio nato fuori dal matrimonio.
Sì, Akash, nato nel 1996, è anche lui come me un figlio illegittimo. Ma questa parola non mi piace, sembra che indichi qualcosa di brutto...
Il disegno di legge elimina ogni differenza, anche terminologica.
Meno male, le parole sono importanti. Comunque, per quello che posso vedere, per i figli di genitori non uniti in matrimonio i problemi ci sono. Nel caso del mio bambino, io non sono sposata con suo padre, nasce un problema per ogni cosa: le procedure per l'affidamento sono più lunghe, vengono valutate cose che per le coppie sposate non esistono, come l'affidamento alla mamma che se si è sposati è quasi automatico. Diciamo che per le coppie di fatto con figli la vita non è semplice.
Politica
Con il Ddl si dà dunque ai figli nati fuori dal matrimonio "piena partecipazione all'eredità e possibilità di avere un titolo alla successione nel caso, ad esempio, uno dei genitori scompaia prima dei nonni o degli altri zii", spiega la Bindi. Altro aspetto messo in luce dal disegno di legge è poi l'interpretazione corretta della parola "potestà", "intesa come esercizio della responsabiltà educativa dei genitori verso i figli".
"Una legge che attua pienamente i principi stabiliti dagli articoli 29 e 30 della Costituzione". Andrea Deffenu, professore associato di Diritto costituzionale presso la facoltà di scienze politiche dell'Università di Cagliari, accoglie con favore il disegno di legge presentato dal ministro della Famiglia, Rosi Bindi, e approvato dal Consiglio dei ministri. Una norma che, insieme all'atto sulla libertà di scelta del cognome da parte dei genitori, "rappresenta l'eliminazione di incrostazioni di carattere culturale e giudiziario che persistono nel nostro ordinamento giuridico".
In che senso professore parla di "piena attuazione" del dettato costituzionale?
-Secondo l'articolo 30, “è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio”. Norma questa che equipara formalmente i diritti di tutti i figli, legittimi o illegittimi, dando ad essi pari dignità di fronte alla legge.-
Quindi le norme del Codice civile in vigore sono incostituzionali?
-Non è così, perché la norma della Costituzione possiamo dire che sia elastica, nel senso che a seconda dei costumi sociali esistenti in una determinata epoca le si più dare un'interpretazione restrittiva o estensiva. In questo caso però, l'articolo 30, al secondo comma, dice che “la legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima, fa salvi cioè i diritti degli altri figli, del coniuge e così via”. In sostanza rimanda alla legge ordinaria, che in questo caso è il Codice civile. Il senso è che se la
norma in vigore sul diritto di famiglia 40 anni fa poteva essere giusta, oggi non lo è più perché i tempi sono cambiati. Diciamo che è diventata anacronistica.-
Quali differenze introdurrebbe il Ddl Bindi se convertito in legge?
-Innanzitutto abolisce la distinzione tra figli illegittimi e legittimi trasformandoli in figli nati fuori o dentro il matrimonio. Una terminologia più adatta che, anche a livello percettivo, elimina le discriminazioni. Rispetta il giusto bilanciamento equiparando gli uni agli altri e estendendo a tutti i figli i diritti spettanti ai legittimi, compresi i rapporti parentali con i nonni, gli zii, i fratelli.-
Il ministro Bindi parla di un cambiamento "nella concezione stessa di potestà", intesa come "esercizio della responsabilità educativa dai genitori verso i figli".
-Sì, credo che questa legge produca un mutamento nel modo in cui viene intesa la responsabilità dei genitori nei confronti dei figli, senza nessun tipo di distinzione tra quelli nati fuori dal matrimonio e dentro il matrimonio. E questo, se fino ad ora si poteva accettare, anche da un punto di vista sociale, con questa legge diciamo che viene meno ogni alibi: i figli sono tutti uguali. Questo Ddl avrà certamente un valore anche pedagogico che sottende ad un cambiamento culturale, con risvolti anche in sede giudiziaria.
(fonte: Ansa)
venerdì 16 marzo 2007
Sanità
La sclerosi multipla, o sclerosi a placche, è una patologia demielinizzante del sistema nervoso centrale, a patogenesi probabilmente immunologica (anche se alcuni autori ipotizzano una origine virale). Essa rappresenta la più comune causa di disabilità su base neurologica nella popolazione giovanile adulta. Colpisce più frequentemente il sesso femminile (incidenza doppia rispetto ai maschi) e, pur non essendo una malattia ereditaria, è più comune in famiglie con predisposizione genetica.
I disturbi della sclerosi multipla sono assai variabili e disparati, sia sul versante sensitivo che su quello motorio, in quanto dipendono dalla zona cerebrale interessata di volta in volta dal processo patologico. Un coinvolgimento dell’area temporale potrà provocare ad esempio disturbi uditivi, mentre un interessamento dell’area occipitale sarà spesso associato a problemi visivi.
La maggior parte delle pazienti affette da sclerosi multipla manifesta i primi sintomi ad una età compresa tra i 20 ed i 40 anni.
L’evoluzione clinica della sclerosi multipla è molto variabile: accanto a forme “benigne”, con remissione completa ed assenza di recidive, esistono casi ad evoluzione progressiva, con riaccensioni ripetute e postumi invalidanti permanenti.
I pazienti con sclerosi multipla possono presentare anticorpi anti mielina, sia in corrispondenza delle placche di demielinizzazione a livello del sistema nervoso centrale, sia nel siero.
Gli anticorpi anti-mielina sono di due tipi: anticorpi anti-MOG (myelin oligodendrocyte glicoprotein) ed anticorpi anti-MBP (myelin basic protein), diretti contro differenti target antigenici delle guaine mieliniche della sostanza bianca cerebrale.
Nei pazienti con sclerosi multipla, gli anticorpi anti-mielina non rivestono tanto un ruolo diagnostico, quanto piuttosto prognostico.
Essi si repertano infatti solo nel 60% dei pazienti con sclerosi multipla ed il loro riscontro non è d’altra parte sufficiente a porre diagnosi, in quanto non sono specifici per questa malattia.
La sieropositività per gli anticorpi anti-MOG e/o anti MBP, in un paziente con diagnosi clinica e strumentale (Risonanza Magnetica Nucleare) di sclerosi multipla, è tuttavia indicativa della presenza di una patologia in fase attiva ed è associata ad un aumentato rischio di evoluzione negativa, con recidive frequenti ed esiti invalidanti. I pazienti sieronegativi hanno invece una elevata probabilità di presentare una malattia ad andamento benigno, con poche recidive e scarsità di postumi neurologici.
La presenza di anticorpi anti-mielina, in soggetti con sclerosi multipla, individua dunque un sottogruppo di pazienti a prognosi negativa, da sottoporre perciò precocemente a trattamento (cortisonici, interferone, copolimero 1, immunosoppressori), al fine di prevenire la progressione della patologia).
(fonte O.N.D.A.)
Sanità
... La carenza di questo enzima e' alla base di patologie rare come la malattia di Sandhoff e quella di Tay-Sachs, che colpiscono un nuovo nato su 5mila, ma questo modello e' spesso utilizzato anche per studiare il comportamento di malattie degli adulti come l'Alzheimer o il Parkinson. I topi malati sono stati curati prima con cellule staminali adulte di topo, e poi con cellule staminali umane, sia adulte provenienti dal sistema nervoso che embrionali.
Dopo l'impianto delle staminali, in tutti e tre i casi, i sintomi delle malattie sono scomparsi, e l'aspettativa di vita delle cavie e' cresciuta fino al 70%.
Oltre a verificare l'efficacia del trattamento, i ricercatori sono riusciti ad
avere un'idea del meccanismo di azione delle cellule. Una volta impiantate nella
zona del cervello danneggiata dalla malattia, le staminali migrano in tutto il
cervello, 'specializzandosi' in diversi ruoli: una parte rimpiazza il tessuto
cerebrale, mentre un'altra si occupa delle connessioni tra i neuroni e della
trasmissione degli impulsi nervosi, inoltre l'impianto sembra avere un certo
effetto anche sulle infiammazioni che accompagnano queste patologie.
'Il nostro studio -spiega Evan Snyder, che ha coordinato la ricerca- dimostra
per la prima volta che le cellule staminali agiscono con un meccanismo multiplo,
e che contribuiscono anche a diminuire l'infiammazione nei processi
degenerativi. Risultati ancora migliori si ottengono integrando la terapia con
la somministrazione dell'enzima mancante, dando cosi' alle staminali una
'materia prima' su cui lavorare'.
Riguardo al confronto fra i vari tipi di staminali, il primo risultato e' stato
che quelle umane si sono rivelate un po' piu' efficaci di quelle prelevate dai
topi. 'Entrambi i tipi di staminali umane utilizzano gli stessi meccanismi
multipli, entrambe senza effetti collaterali e senza bisogno di una terapia di
immunosoppressione. Quelle embrionali pero' sono risultate piu' facili da far
crescere e da ottenere in buona quantita''.
Al momento non ci sono cure per le malattie di Sandhoff e Tay-Sachs. 'Le cellule
che abbiamo usato in questo studio - conclude il ricercatore - sono state cosi'
efficaci sui topi che crediamo che i nostri risultati possano essere una base di
partenza per effettuare dei trial su pazienti umani'.
lunedì 12 marzo 2007
domenica 11 marzo 2007
Cronaca
Uranio impoverito, ora le vittime sono 46
Davide Madeddu
(fonte "L'Unità)Adesso le vittime sono 46.Tanti sono i militari uccisi dai linfomi sorti dopo le missioni di pace all'estero. In aree considerate a rischio «per la presenza di uranio impoverito». È il «popolo dei militari dimenticati»,
quelli che, come rimarcano anche i familiari di quelli che «non ce l'hanno fatta».
«È cronaca di ieri la morte dell'ultimo militare per un linfoma provocato probabilmente dall'uranio impoverito - denuncia Falco Accame, presidente dell'Anav Faf - si tratta di un giovane di 28 anni che aveva prestato servizio in Kosovo e in altre zone considerate a rischio proprio per la presenza di uranio impoverito». Il suo nome non è stato ancora reso noto «perché - come spiega Accade che segue la vicenda - i genitori hanno chiesto un po' di tempo».
L'ultimo ma non meno importante degli altri 45 casi che si sono registrati negli ultimi quindici anni. «Il fenomeno è in crescita ed è sempre più preoccupante - prosegue Accame - ogni giorno alla porta della mia associazione bussano ragazzi disperati o genitori che chiedono aiuto per far fronte a situazioni veramente preoccupanti». E non sempre si tratta di genitori o parenti prossimi di militari stroncati da un tumore. Altre volte a bussare sono gli stessi militari che combattono contro il male. «Ieri a Bari un giovane militare ha subito una grave amputazione - prosegue Accame - e non è, purtroppo, l'unico caso». I numeri forniti dall'Anav Faf e dall' osservatorio militare di Domenico Leggiero parlano di 513 militari colpiti da linfoma e attualmente in terapia in diversi centri oncologici d'Italia. «Sono giovani che vanno avanti facendo la spola tra un ospedale e l'altro cercando di salvare la pelle - spiega Domenico Leggiero - i dati che abbiamo elaborato sono veramente preoccupanti e raccontano un fenomeno in crescita».
Situazioni in cui la disperazione per il male si associa a quella per le condizioni economiche, come aggiunge il responsabile dell'Osservatorio militare. «Molto spesso i militari malati, oltre a perdere la salute, rischiano di far perdere lavoro e casa ai familiari perché non arrivano subito gli indennizzi e non si riesce a vivere con 500 euro al mese». Non risparmia critiche a chi in Parlamento ha seguito il problema. «Cosa si è fatto sino a oggi? Poco o nulla, e d'altronde basta vedere i risultati della vecchia commissione d'inchiesta che si è conclusa con un nulla di fatto».
Basti leggere le conclusioni della relazione a partire da pagina 28. «In conclusione - si legge -, non può non rilevarsi che il pur intenso lavoro condotto non ha consentito di pervenire a conclusioni univoche su alcune delle questioni affrontate». Cosa poi è presto spiegato. «In primo luogo, si è dovuto constatare come la Commissione non abbia ancora potuto disporre di dati certi sul numero dei militari impegnati in missioni internazionali di pace all'estero che hanno sviluppato neoplasie». Non è tutto. «Sebbene non vi sia stata la possibilità di effettuare verifiche approfondite sui casi in assunto non censiti, appare verosimile che alcuni dei soggetti che si sono ammalati di forme tumorali dopo aver preso parte alle missioni siano sfuggiti alle rilevazioni dell'Amministrazione della difesa sulla base delle quali la Commissione Mandelli ha elaborato». Non è poi più rassicurante anche l'altra parte della relazione conclusiva.
«Rimangono poi aperti gli interrogativi ai quali in precedenza si è accennato circa i danni a lungo termine per la salute dei militari e delle popolazioni residenti che potrebbero derivare dall'esposizione ai particolati fini e ultrafini che si disperdono nell'ambiente in occasione di combustioni ad altissime temperature, temperature che si determinano nell'impatto di proiettili a uranio depleto (l'uranio impoverito) contro le superfici colpite e nello smaltimento di rilevanti quantitativi di munizioni all'interno dei cosiddetti «fornelli».
Una situazione che, come si augura Leggiero, dovrebbe migliorare con la nuova commissione d'inchiesta. «Tanti giovani militari e civili - fa sapere la senatrice Lidia Menapace, presidente della commissione palamentare di inchiesta sull'uranio impoverito - si sono ammalati, ignari degli effetti dell'utilizzo di proiettili all'uranio impoverito e della dispersione nell'ambiente di nanoparticelle di minerali pesanti prodotte dalle esplosioni». E mentre la senatrice assicura il «massimo impegno, personale e della Commissione», continua la mobilitazione delle associazioni. E non è certo un caso poi che alcuni familiari delle vittime abbiano deciso di fare causa allo Stato. Vogliono sapere e conoscere. E soprattutto evitare che «il male miserabile faccia altre vittime».
Pubblicato il: 11.03.07
sabato 10 marzo 2007
Cronaca
Mito jihadista e incubo degli Usa, il 10 marzo è il suo compleanno
Un momento di riflessione su quello che è riuscito ad organizzare dopo aver lasciato l’agio di una ricca famiglia saudita. E uno sguardo in avanti alla vigilia dell’offensiva di primavera in Afghanistan. Un attacco che potrebbe davvero rappresentare un dono di compleanno, dimostrando che sei anni di guerra non hanno indebolito i qaedisti. La Casa Bianca, eccedendo nella propaganda, li aveva dipinti «nascosti nelle caverne». Certamente li aveva colpiti, non sradicati. Oggi riemergono, anche se il loro sheikh non si fa più vedere dal lontano 2004, quando registrò l’ultimo video. Allora apparve senza la tenuta mimetica da guerrigliero, bensì indossando una veste gialla.Epronunciò davanti ad un podio, simile a quello dei presidenti, un discorso da leader politico. Un messaggio poi mantenuto con nastri audio, «attribuiti dalla Cia» al Califfo. Quindi il mistero.
IN VITA — I compagni di Osama — dal mullah Omar a Dadullah—giurano che sia in vita, capace di impartire ordini e di dirigere i seguaci. La pensano così gli americani. Che dopo averlo ignorato per mesi, hanno appena annunciato: c’è la sua mano dietro la riorganizzazione qaedista-talebana, con lui lavora Ayman Al Zawahiri. Solo i servizi segreti francesi, che citavano a loro volta gli 007 sauditi, hanno messo in dubbio questa versione.Asettembre hanno «imbeccato» un giornale sostenendo che Osama fosse deceduto per malattia in agosto. Altri avevano retrodatato la morte ad aprile. Mancano comunque prove solide. Potremmo metterla così: nessuno ha interesse a sostenere che Osama non è più tra noi. Per i jihadisti è sufficiente credere che lo sia. Non c’è ma è come se fosse lì. È l’ispiratore del movimento e non il capo della Spectre. I suoi testi gli hanno dato comunque immortalità politica e spirituale. Basta ascoltare le intercettazioni degli estremisti in Europa o in Medio Oriente. Lo ricordano come qualcuno che sta al di sopra delle questioni, si riferiscono a lui come ad una Guida, lo tirano in ballo attribuendogli delle lettere per certificare un’alleanza. Diventa un sigillo.
I PICCOLI—Le direttive più «terrene» sono lasciate ai piccoli Osama. Un documentato rapporto del Pentagono, preparato in autunno, ha dimostrato, carte alla mano, che contano di più personaggi intermedi. Al Awda in Arabia Saudita, il siriano-spagnolo Setmarian, il giordano Al Maqdisi. Alcuni predicano e sparano, altri parlano solamente. La libertà di movimento può favorire il sorgere di realtà locali forti e sanguinarie, come quella di Al Zarkawi. Ecco allora gli interventi per riportare ordine affidati al dottore egiziano Al Zawahiri che stranamente si è dimenticato di citarlo. Per gli americani Osama resta un «high value target», una preda da cacciare. Anche se a Washington esponenti importanti puntano al ribasso: «Non è poi così importante... È solo una parte del problema». Analisi che se ha una sua parte di fondamento può suonare come una scusa per non essere riusciti a prenderlo. E loro ribattono sostenendo di averle provate tutte. Lo hanno bombardato a Tora Bora nel 2001 ed erano sicuri di aver fatto centro. Team di forze speciali, in possesso di campioni di Dna, avevano esaminato tombe talebane convinti che fosse stato sepolto sui monti. Un professore di geologia del Nebraska, grande conoscitore dell’Afghanistan, avrebbe fornito indizi esaminando i video che ritraevano Osama. Sostiene di aver riconosciuto le rocce di una particolare area. Uno specialista elettronico, Tom Owen, ha invece comparato la voce diffusa dai nastri registrati da Bin Laden.
LE SEGNALAZIONI—La Cia ha dapprima rinforzato la «Alec Station», il comando che gestiva le operazioni, e lo ha poi chiuso lasciando il compito alle truppe sul campo. Un impegno arduo vista l’estensione del territorio da rastrellare, una zona impervia lungo il confine afghano-pachistano. Di fatto un oceano di picchi, anfratti, canaloni a proteggere un ago chiamato Osama. Scarsa l’«humint », l’intelligence sul campo, inesistenti gli infiltrati. Pochi i soldati, distolti dal conflitto iracheno. Molta, invece, la tecnologia. Aerei senza pilota, satelliti, diavolerie da intercettazioni che tuttavia non hanno captato nulla di significativo visto che Osama avrebbe buttato il satellitare o affidato ad un uomo di fiducia. Tante le segnalazioni: Bajur, il Waziristan, Chitral. Insieme al Califfo, dice un mujahed, quattro delle 5 mogli. E i figli? Uno sarebbe in Iran. A settembre gli americani ammettono: «La pista è fredda da due anni». A febbraio cambiano idea: «È in Pakistan». Una versione che forse deve convincere la Nato a inviare rinforzi.
IL MARCHIO — Osama non ha questi problemi. Vivo o morto che sia il suo marchio funziona. Lo adottano nel Maghreb, in Somalia, nel cuore della Palestina. Nel dicembre 2001 era sull’orlo della sconfitta, oggi le sue bandiere nere sfidano gli americani a Bagdad e Kabul. Non ha vinto maneppure perso. Perché allora resta nell’ombra? «Osama un giorno ha ammonito suo figlio: la sovraesposizione in tv è dannosa», ha ricordato un giornale arabo dimenticando che il Califfo ha fatto la sua fortuna con le comparsate satellitari. Osservatori pessimisti temono possa tornare in occasione di una «sorpresa». Forse sono solo speculazioni che però testimoniano quanto inquieti il fantasma di un cinquantenne.
Guido Olimpio
06 marzo 2007
mercoledì 7 marzo 2007
Poesie

Imagine di John Lennon
(Testo in lingua originale)
Imagine there's no heaven
It's easy if you try
No hell below us
Above us only sky
Imagine all the people
Living for today...
Imagine there's no countries
It isn't hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace...
You may say I'm a dreamer
But I'm not the only one
I hope someday you'll join us
And the world will be as one
Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world...
You may say I'm a dreamer
But I'm not the only one
I hope someday you'll join us
And the world will live as one
Testo della canzone (traduzione italiana)
Immagina
Immagina non ci sia il Paradiso
prova, è facile
Nessun inferno sotto i piedi
Sopra di noi solo il Cielo
Immagina che la gente
viva al presente...
Immagina non ci siano paesi
non è difficile
Niente per cui uccidere e morire
e nessuna religione
Immagina che tutti
vivano la loro vita in pace..
Puoi dire che sono un sognatore
ma non sono il solo
Spero che ti unirai anche tu un giorno
e che il mondo diventi uno...
Immagina un mondo senza possessi
mi chiedo se ci riesci
senza necessità di avidità o rabbia
La fratellanza tra gli uomini
Immagina tutta le gente
condividere il mondo intero...
sabato 3 marzo 2007
Riflessioni
Paolo
PENSA
Appunti di una vita dal valore inestimabile
Insostituibili perchè hanno denunciato
Il più corrotto dei sistemi troppo spesso ignorato
Uomini o angeli mandati sulla terra per combattere una guerra
Di faide e di famiglie sparse come tante biglie
Su un'isola di sangue che fra tante meraviglie
Fra limoni e fra conchiglie... massacra figli e figlie
Di una generazione costretta non guardare
A parlare a bassa voce a spegnere la luce
A commentare in pace ogni pallottola nell'aria
Ogni cadavere in un fosso
Ci sono stati uomini che passo dopo passo
Hanno lasciato un segno con coraggio e con impegno
Con dedizione contro un'istituzione organizzata
Cosa nostra... cosa vostra... cos'è vostro?
E' nostra... la libertà di dire
Che gli occhi sono fatti per guardare
La bocca per parlare le orecchie ascoltano...
Non solo musica non solo musica
La testa si gira e aggiusta la mira ragiona
A volte condanna a volte perdona
Semplicemente
Pensa prima di sparare
Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto un attimo di più
Con la testa fra le mani
Ci sono stati uomini che sono morti giovani
Ma consapevoli che le loro idee
Sarebbero rimaste nei secoli come parole iperbole
Intatte e reali come piccoli miracoli
Idee di uguaglianza idee di educazione
Contro ogni uomo che eserciti oppressione
Contro ogni suo simile contro chi è più debole
Contro chi sotterra la coscienza nel cemento
Pensa prima di sparare
Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto un attimo di più
Con la testa fra le mani
Ci sono stati uomini che hanno continuato
Nonostante intorno fosse tutto bruciato
Perchè in fondo questa vita non ha significato
Se hai paura di una bomba o di un fucile puntato
Gli uomini passano e passa una canzone
Ma nessuno potrà fermare mai la convinzione
Che la giustizia no... non è solo un'illusione
Pensa prima di sparare
Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto un attimo di più
Con la testa fra le mani
Pensa


