Fino ad oggi, infatti, secondo l'articolo 315 del Codice civile, solo i figli "legittimi" hanno diritto ai legami famigliari con i nonni, gli zii e i cugini. Per fare un esempio chiaro: se un figlio nato da una coppia di fatto perdesse i genitori, i nonni non avrebbero la precedenza sull'adozione. In presenza di figli legittimi, poi, alla morte dei genitori, i primi possono liquidare i fratellastri con una somma di denaro. Altro caso scuola è la questione della successione dai nonni o dagli zii: in caso di morte di questi, successiva a quella dei genitori, i nipoti nati fuori dal matrimonio non rientrano nell'asse ereditario. In sostanza, sottolinea il ministro Bindi, si riconosce "ai figli nati fuori dal matrimonio una famiglia", perché ad oggi "non hanno rapporti parentali con la famiglia dei genitori".
Con il Ddl si dà dunque ai figli nati fuori dal matrimonio "piena partecipazione all'eredità e possibilità di avere un titolo alla successione nel caso, ad esempio, uno dei genitori scompaia prima dei nonni o degli altri zii", spiega la Bindi. Altro aspetto messo in luce dal disegno di legge è poi l'interpretazione corretta della parola "potestà", "intesa come esercizio della responsabiltà educativa dei genitori verso i figli".
"Una legge che attua pienamente i principi stabiliti dagli articoli 29 e 30 della Costituzione". Andrea Deffenu, professore associato di Diritto costituzionale presso la facoltà di scienze politiche dell'Università di Cagliari, accoglie con favore il disegno di legge presentato dal ministro della Famiglia, Rosi Bindi, e approvato dal Consiglio dei ministri. Una norma che, insieme all'atto sulla libertà di scelta del cognome da parte dei genitori, "rappresenta l'eliminazione di incrostazioni di carattere culturale e giudiziario che persistono nel nostro ordinamento giuridico".
In che senso professore parla di "piena attuazione" del dettato costituzionale?
-Secondo l'articolo 30, “è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio”. Norma questa che equipara formalmente i diritti di tutti i figli, legittimi o illegittimi, dando ad essi pari dignità di fronte alla legge.-
Quindi le norme del Codice civile in vigore sono incostituzionali?
-Non è così, perché la norma della Costituzione possiamo dire che sia elastica, nel senso che a seconda dei costumi sociali esistenti in una determinata epoca le si più dare un'interpretazione restrittiva o estensiva. In questo caso però, l'articolo 30, al secondo comma, dice che “la legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima, fa salvi cioè i diritti degli altri figli, del coniuge e così via”. In sostanza rimanda alla legge ordinaria, che in questo caso è il Codice civile. Il senso è che se la
norma in vigore sul diritto di famiglia 40 anni fa poteva essere giusta, oggi non lo è più perché i tempi sono cambiati. Diciamo che è diventata anacronistica.-
Quali differenze introdurrebbe il Ddl Bindi se convertito in legge?
-Innanzitutto abolisce la distinzione tra figli illegittimi e legittimi trasformandoli in figli nati fuori o dentro il matrimonio. Una terminologia più adatta che, anche a livello percettivo, elimina le discriminazioni. Rispetta il giusto bilanciamento equiparando gli uni agli altri e estendendo a tutti i figli i diritti spettanti ai legittimi, compresi i rapporti parentali con i nonni, gli zii, i fratelli.-
Il ministro Bindi parla di un cambiamento "nella concezione stessa di potestà", intesa come "esercizio della responsabilità educativa dai genitori verso i figli".
-Sì, credo che questa legge produca un mutamento nel modo in cui viene intesa la responsabilità dei genitori nei confronti dei figli, senza nessun tipo di distinzione tra quelli nati fuori dal matrimonio e dentro il matrimonio. E questo, se fino ad ora si poteva accettare, anche da un punto di vista sociale, con questa legge diciamo che viene meno ogni alibi: i figli sono tutti uguali. Questo Ddl avrà certamente un valore anche pedagogico che sottende ad un cambiamento culturale, con risvolti anche in sede giudiziaria.
(fonte: Ansa)
lunedì 19 marzo 2007
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